CRONACAHOME

La vergogna dell’Ats di Sassari “le cure sono troppo costose: il bimbo rischia la vita

Quella che raccontiamo è una storia vergognosa, una storia di un bambino di solo 9 anni e dei suoi splendidi genitori di certi personaggi dell’Ats di Sassari.

 Il piccolo bimbo è nato a gennaio del 2011 alle Cliniche San Pietro con un parto cesareo disposto d’urgenza, perché l’ultima ecografia prenatale aveva evidenziato una grave ventricolomegalia cerebrale con un conseguente serio pericolo di vita per lui e per la mamma.

Da quel momento comincia l’odissea di questa famiglia, il trasferimento immediato con un aereo militare all’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma e l’avvio di un percorso fatto di terapie e interventi chirurgici per strappare il bimbo alla morte.

Sei mesi dopo la nascita, il bimbo, è stato dimesso dalla terapia intensiva neonatale con una diagnosi di neurofibromatosi di tipo 1.

Dopo tre mesi dopo nuovo trasferimento urgente a Firenze perché si erano creati dei granulomi all’interno dello stoma tracheale e solo all’ospedale pediatrico Meyer poteva essere effettuato un intervento chirurgico in sicurezza. 

Ma dopo due mesi, ricovero è al Gaslini di Genova per delle crisi convulsive e un arresto cardiaco. In quell’occasione fu proprio il padre, con il massaggio cardiaco, a salvare la vita al proprio figlio.

I medici riscontrano un quadro di grave ipertensione arteriosa ed epilessia che impediscono di operare il piccolo

Il passo successivo è la terapia con interferone al “Bambino Gesù” che, come anche stabilito dal medico legale Fabrizio Ciprani, deve essere monitorata con accertamenti clinici, strumentali ed ematochimici.

Oltre il dramma quotidiano di questa famiglia, devono fare i conti anche con i problemi economici, i viaggi e permanenze a Roma sono obbligatori, perché in Sardegna non esistono ospedali di terzo livello per la somministrazione e il monitoraggio di quel tipo di terapia.

Considerata la mole di spese i genitori hanno chiesto di usufruire dei rimborsi previsti dalla legge regionale 26/1991.

La mamma ha dovuto lasciare il lavoro, il padre (poliziotto) è costretto a chiedere ogni due mesi, per poter continuare a percepire una retribuzione, una temporanea “aggregazione” a Roma.

Se fino a qualche tempo fa la famiglia del piccolo doveva anticipare i costi del soggiorno a Roma, oggi la situazione è peggiorata notevolmente.

Il legale spiega: “In occasione del penultimo ciclo di cura, a fronte dei 282 giorni di permanenza nella capitale la famiglia ha ricevuto (con grande ritardo) un rimborso pari al 7% del dovuto.

Per l’ultimo ciclo, invece, non è neanche stato riconosciuto il diritto a usufruire di due accompagnatori.

Come se una sola persona possa occuparsi 24 ore su 24 senza sosta e senza riposo del piccolo».

I genitori del bimbo sassarese, hanno presentato un ricorso d’urgenza al tribunale di Sassari (sezione Lavoro).

Il giudice ha accolto in parte le loro istanze e ha condannato l’Ats a rimborsare circa il 50 per cento di quanto richiesto, una somma comunque di gran lunga superiore rispetto a quella riconosciuta inizialmente dall’Azienda per la tutela della salute.

Ma qui arriva la sorpresa “disgustosa”, la stessa Ats ha presentato un reclamo contro quel provvedimento e il tribunale, stavolta in composizione collegiale, ha revocato la decisione del primo giudice senza disporre, così come avevano invece chiesto i genitori del bambino, una consulenza tecnica che fornisse un quadro esaustivo della grave situazione clinica.

Per l’Ats «le cure nei dieci mesi di permanenza a Roma venivano prestate solo una volta alla settimana circa e quindi doveva essere concesso il rimborso solo per quel giorno. Ma il bambino non cammina, non interagisce con terzi e viene nutrito attraverso una sonda e deve essere continuamente sottoposto a esami e controlli e i medici hanno sconsigliato viaggi tra un trattamento e l’altro perché rischierebbe la vita. 

Scopriamo che le Ats di Oristano e Nuoro riconoscono in analoghe condizioni il rimborso nella misura richiesta dalla famiglia.

Allo stato attuale il piccolo bimbo dovrà tornare in Sardegna e non potrà più ricevere le cure, con la probabilità che il bimbo non ce la farà e la commissione “SENZA CUORE” dell’Ats si libererà da questo problema.

Una storia drammatica che fa conoscere a tutta l’Italia l’ottusità di certi personaggi che prendono lo stipendio pagato da noi, e la domanda è obbligata: ma se fosse successo ad un loro figlio?

Speriamo che succeda velocemente qualcosa di miracoloso per salvare la vita di questo bimbo

Gianni Carra

 

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