CESARE POMPILIO, LO JUVENTINAZZO PER ECCELLENZA.

8071_4789823069087_1054625485_n

Prima di conoscerlo, non riuscivo a capire chi era, come parlava, da dove arrivava quel personaggio, che quando si parlava della Juventus, diventava un “urlo vivente”. Cesare Pompilio, siciliano doc, una vita tra redazioni giornalistiche, locali della Milano da bere, ma sopratutto una vita in bianconero. Le prime volte che in trasmissione ero vicino a lui, dentro di me ero pronto per lo scontro verbale, ma mai una volta una polemica, i suoi punti di riferimento sono altri giornalisti, ma sopratutto chi tocca Luciano Moggi. Quando le ho chiesto un’intervista, mi ha mandato a quel paese con la sua lingua originale, che oltretutto รจ la mia. Allora siamo andati in un luogo sacro per tutti e due, ristorantino sui navigli. Ovviamente si e’ presentato con una sua maglietta juventina, oramai mi confessa usa le magliette anche per pigiama, e appena seduti un paio di ragazzotti gia’ gli chiedevano il classico selfie. Vino rosso, una bella spaghettata, da domani ci metteremo a dieta, un domani ovviamente ipotetico, e sopratutto a parlare di anedotti, di storie che ho ascoltato in sommo silenzio, parlare con Cesare a cena, bisogna essere prepararti ad ascoltare storie a 360 gradi, dall’Avvocato Agnelli, a Valeria Marini, da calciatori famosi, Platini a soubrette della Milano anni 80. Ad un certo punto, al dolce chiedo ma Cesare tu ci sei o ci fai, allora ha incominciato a fare quei discorsi che dopo 5 minuti ti chiedi, ma cosa avra’voluto dire? Il tempo vola con Cesare Pompilio e dopo una certa ora, tante telefonate di inviti in discoteca, dove e’ un vero personaggio chiediamo il conto. A 66 anni vive una vita da vero Peter Pan, tanti problemi al cuore, non lo frenano in una vita vissuta piu’ di notte che di giorno. Il problema maggiore se vai a cena con Pompilio e’ il momento di pagare, nessuno mai riuscira’ a pagare, un generoso, orgoglioso che pochi conoscono veramente. Al termine nessuna intervista ma solo una serata meravigliosa con un vero juventinazzo.

 

Gianni Carra